• “Le capacità coordinative nel settore giovanile (1 parte)”

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    Articolo a cura di Franco Marelli (collaboratore settore giovanile Atalanta calcio)

    Prima Parte

    La fase sensibile

    Lo sviluppo più significativo nelle capacità coordinative del giovane portiere si registra nel periodo tra i 6 e i 12 anni dopo questo periodo di età si riscontra un progressiva stabilizzazione delle capacità coordinative, mentre verosimilmente le capacità condizionali si sviluppano maggiormente anche in considerazione delle diverse caratteristiche morfologiche e delle più consistenti disponibilità energetiche.

    Come proporre la tecnica di tuffo e il ruolo del portiere

    Si inizia la seduta di allenamento con una breve fase analitica dove si mostrano la posizione delle mani nella presa a terra, eseguita per evitare problemi di natura traumatica, e una esercitazione progressiva di preparazione al tuffo.

    Soprattutto nella fase iniziale non si dovranno trascurare esercizi di preacrobatica come capriole, rotolamenti, ruote, striciamenti sul terreno ecc.. sotto forma di gioco affinchè si possa così creare un’atmosfera gioiosa che faciliti il miglioramento delle capacità motorie e quindi le capacità coordinative più le capacità condizionali.

    Per il giovane portiere la parata a terra deve essere un  gesto naturale che gli permetta di raggiungere palloni lontani o vicini al proprio corpo e calciati da breve o media distanza, soprattutto non deve essere condizionato da traumi che possono nascere dal contatto con il terreno.

    La componente psicologica è un altro aspetto molto importante per il ruolo del portiere in quanto può condizionare positivamente o negativamente il gesto tecnico mettendo così a repentaglio sia l’incolumità fisica del soggetto sia il risultato sulla gara.

    Di solito accade che ad un bambino venga affidata la porta dai compagni perchè ritenuto il meno abile in altri ruoli oppure perchè timido ed incapace di “ribellarsi” all’obbligazione.

    Un altro motivo contrapposto a quest’ultimo citato è l’egocentrismo di alcuni bambini vogliosi di mettersi in mostra per sentirsi al centro dell’attenzione, tenendo ad eccedere nel gesto incuranti della propria incolumità fisica, per questo è consigliabile specialmente con i portieri più giovani e inesperti utilizzare degli appositi materassini così da evitare traumi psicologici nel cadere a terra.

    Nel proporre un esercizio occorre stimolare, nella loro immaginazione un impegno di tipo giocoso con l’obiettivo finalizzato al gesto tecnico, non si deve quindi affrontare direttamente un gesto tecnico come obiettivo singolo perchè assumerebbe un tono impositivo, ma proporre dei giochi-esercizi dove prevale il tuffo.

    Se la finalità sarà ben definita l’esercizio gioco in questione verrà eseguito con maggior attenzione e partecipazione.

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